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LA TAPPA: un doposcuola che crea comunità

A Sesto San Giovanni, un doposcuola nato dall'ascolto dei bisogni del quartiere offre supporto scolastico, inclusione sociale e occasioni di crescita per bambini e famiglie.

A cura di Raffaella Fantuzzi - Coordinatrice della Comunità di Pronta Accoglienta Mamma-Bambino di Fondazione Asilo Mariuccia a Sesto San Giovanni

Un progetto nato dai bisogni del quartiere

Le nostre comunità residenziali di Sesto San Giovanni si trovano in un territorio in cui è rilevante la presenza di nuclei familiari in condizioni di disagio e marginalità, come è tipico dei territori metropolitani periferici, in cui la sempre più difficile situazione economica e sociale comporta ed aggrava le condizioni di povertà materiale e educativa.

Con Fondazione Comunitaria Nord Milano, grazie al bando “Comunità vitali che curano i più vulnerabili” nel mese di settembre, a inizio dell’anno scolastico, abbiamo aperto La tappa, uno spazio che coinvolge una ventina di bambini e bambine della vicina scuola primaria e delle comunità di accoglienza, proponendo attività di doposcuola e occasioni di socialità e inclusione per le loro famiglie.

Una squadra educativa al fianco delle famiglie

La squadra in campo su questo progetto è formata da un’educatrice dedicata, che promuove e gestisce tutte le attività, da un’assistente sociale, che offre ai genitori supporto nel contatto con le reti territoriali e propone alle mamme occasioni formative e di empowerment in collaborazione con il progetto Electra e da una delle coordinatrici delle comunità mamma-bambino, che si occupa del coordinamento del progetto. È, inoltre, preziosissima e costante la partecipazione di Alessandra, la nostra volontaria, che segue i bambini con delicatezza e generosità ad ogni incontro. È parte dell’equipe anche una mediatrice di lingua araba, che presenzia ad alcuni incontri e, al bisogno, ci aiuta per i colloqui individuali; la sua competenza, avendo affrontato lei stessa percorsi di vita analoghi su questo stesso territorio, ci sta permettendo di avvicinare molti dei temi e delle difficoltà con cui queste famiglie si confrontano quotidianamente. È per noi una “testimone privilegiata”. Completa il gruppo una psicologa e psicoterapeuta che collabora a titolo gratuito con noi, seguendo al bisogno i bambini che presentano particolari difficoltà di apprendimento; li incontra e ci propone suggerimenti individualizzati, per valorizzare le risorse di ciascuno e intercettare le cause di eventuali difficoltà.

Il doposcuola come spazio di crescita

I bambini e le bambine del territorio, rappresentando la composizione etnica del quartiere, hanno un retroterra migratorio e approdano alla Tappa su invio della scuola primaria a noi vicina, o grazie al passaparola tra le famiglie. Provengono per lo più dall’Egitto e la padronanza della lingua da parte loro non sempre è ben acquisita, cosa che rende più difficile il loro impatto con le prime esperienze di apprendimento e socialità nella scuola. La partecipazione, ogni venerdì pomeriggio e sabato mattina, è costante, numerosa e decisamente vivace. Di settimana in settimana, il “cerchio di benvenuto”, piccolo rituale di ingresso, apre gli incontri, seguito da una breve riunione di introduzione sulle novità della settimana e l’introduzione delle attività; il momento della merenda e quello del saluto finale ritmano gli incontri, in uno spazio di cui i bambini si sono gradualmente ambientati e di cui hanno steso loro stessi le regole in un momento di riunione. Emerge con evidenza il loro desiderio di aprire ogni volta il diario, potendo avere vicino qualcuno che li aiuti a comprendere le consegne e organizzare il lavoro; come équipe sappiamo che gli incoraggiamenti e la valorizzazione che ricevono in questi primi anni di scuola possono aiutarli ad affrontare l’esperienza scolastica con più fiducia e autostima.

L'alleanza con le mamme

Il progetto è nato in risposta ai bisogni che abbiamo visto emergere sul territorio in questi anni; le giovani madri, a causa della barriera linguistica, si trovano in grande difficoltà nel seguire le incombenze della vita scolastica dei figli, pur avendo molto a cuore questo aspetto della quotidianità, che considerano prioritario per l’integrazione familiare sul territorio e che sperano sia foriero di migliori prospettive per il futuro dei figli. Stiamo effettivamente scoprendo in loro le principali sostenitrici del nostro lavoro e le promotrici di un’alleanza nella quale ci chiedono aiuto per fronteggiare le prime resistenze e le piccole proteste dei bambini rispetto all’impegno che le consegne richiedono. Non di rado sui nostri tavoli compaiono biscotti e piccole golosità portate da loro in dono.

Al seguito delle mamme negli accompagnamenti fanno sempre capolino i fratellini e le sorelline minori, che chiedono di potersi fermare un pochino con i grandi a “studiare”.

Incontri, formazione e partecipazione

Anche gli appuntamenti mensili dedicati specificamente alle mamme, mentre nella stanza dei compiti i bambini svolgono le loro attività, le vedono coinvolte e attive; arrivano spesso portando piatti elaborati e abbondanti da condividere. Così, mentre si sorseggia un tè egiziano, con l’aiuto della mediatrice culturale affrontiamo temi di interesse comune, legati soprattutto al rapporto con la scuola alle difficoltà quotidiane e a quanto loro stesse propongono. Sono queste le occasioni in cui l’assistente sociale illustra le proposte formative e gli ingaggi possibili per loro, come i corsi di lingua, di educazione finanziaria e, su richiesta di alcune, sui percorsi di orientamento lavorativo, grazie al nostro progetto Electra, proposto dal Centro Antiviolenza di FAM.

Una comunità che prende coscienza di sé

Questo servizio di supporto e prevenzione educativa ci sta permettendo di avere contezza di molte delle necessità e potenzialità delle famiglie che abitano il nostro quartiere; la Tappa funziona per noi come una cartina al tornasole, che riflette la realtà in cui i nostri servizi sono immersi e con cui le famiglie accolte in comunità convivono. Raramente i portatori di bisogni, che vivono in contesti marginalizzati, hanno la consapevolezza e la forza di reclamare i propri diritti e proposte come questa, nel loro piccolo, hanno l’ambizione di creare occasioni di apprendimento, presa di coscienza e confronto che possano arricchire la quotidianità dei beneficiari e favorirne la progressiva “coscientizzazione”, come direbbe Freire.