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La voce degli esperti

La figura paterna nelle comunità che accolgono mamme e bambini vittime di violenza

Violenza familiare: la lingua del cuore come riparazione emotiva nella relazione mamma-bambino

Di Maria Eugenia Ferraro, Educatrice FAM

In occasione della Festa del papà, è naturale e doveroso interrogarsi su quali modelli educativi possano supplire al ruolo paterno nelle comunità d’accoglienza di donne con bambini vittime di violenza domestica o violenza assistita. Quali servizi sul territorio possano lavorare sul recupero delle capacità genitoriali di padri maltrattanti?

La celebrazione della Festa del Papà, all’interno di una comunità mamma-bambino, è uno di quei momenti che spesso fa scaturire emozioni e riflessioni importanti, sia nelle donne ospiti, nei loro figli, ma anche negli operatori che, a vario titolo, operano all’interno di queste strutture. Da educatrice, ho in mente quanto possa essere difficile conciliare il desiderio di un bambino di poter festeggiare tale festività con il proprio padre, magari all’interno del contesto dello Spazio Neutro o all’esterno della comunità, e dall’altra proteggere l’emotività di quei bambini che, invece, un padre non lo possono più vedere e incontrare perché assente, o perché il Tribunale dei Minorenni ha imposto un allontanamento a scopo protettivo per il minore e la propria madre. Chi lavora in comunità conosce bene le forme dentro le quali si attua il lavoro educativo con le madri e i loro figli: sono forme estremamente mobili, diversificate e personalizzate, che mettono di fronte a scelte mai completamente giuste o sbagliate, da calibrare in base alla specifica situazione e che, talvolta, costringono a confrontarsi con la mancanza di soluzioni.

Si tratta di quella costante necessità di trovare un bilanciamento tra i bisogni dei bambini e quelli dei loro genitori, madri e padri. Il lavoro educativo richiede grande lucidità e una tenuta emotiva importante, è necessario essere in grado di valutare ogni specifica situazione senza pregiudizi, né rigidità. E’ all’interno di questo continuo movimento che mi sento di porre un interrogativo: il famoso “elefante nella stanza”: Quali possono essere le vie percorribili per garantire ai bambini, di mantenere la relazione con i padri, quando presenti e significativi?

La maggioranza delle situazioni che giungono in comunità mamma-bambino sono monitorate dal Tribunale per i Minorenni che dispone il collocamento in strutture di accoglienza e protezione, a causa di maltrattamenti e abusi da parte del padre su moglie e figli. In questi casi le misure di intervento puntano quasi esclusivamente al sostegno della relazione madre-bambino, escludendo di fatto la figura paterna; i padri, grandi assenti delle storie di vita attuali dei nuclei che accogliamo, diventano delle figure marginali, che nei casi più fortunati vedono i figli un paio di volte al mese, in contesti protetti o meno, secondo le disposizioni dettate dal Tribunale. Premettendo un potenziale recupero del sistema familiare, su quali basi si rende possibile recuperare una dinamica familiare, quando il padre esula dall’intervento educativo e dalla vita quotidiana dei suoi figli? È possibile coinvolgerlo e far sì che il legame con i figli non venga meno, nei suoi aspetti più affettivi come in quelli più concreti e che riguardano nello specifico la gestione della quotidianità, la sfera economica, scolastica, ecc…? Sono interrogativi che non trovano una risposta semplice, in un contesto, come quello delle comunità, in cui la tutela del minore è il presupposto che regola il lavoro di tutti gli operatori. Sappiamo bene quanto la figura maschile e paterna sia importante nella vita delle donne e dei bambini che ospitiamo: basti pensare alla relazione che spesso si crea tra gli ospiti e gli educatori di sesso maschile che lavorano nelle nostre strutture, portatori di un ruolo maschile sano, in cui non vi è traccia della violenza vissuta nelle loro storie. È in quest’ottica che ritengo sia doveroso porre una riflessione: oltre alle realtà che, come noi, supportano la relazione mamma-bambino, cosa strutturare a supporto del ruolo paterno, laddove il recupero della relazione con i bambini sia possibile?

Attraverso il lavoro educativo svolto con pazienza, capacità e lungimiranza dai nostri educatori è possibile far vivere ai bambini e ai ragazzi nostri ospiti la positività della figura maschile. Ma è altresì necessario, attraverso servizi specialistici diffusi, avviare un lavoro ad hoc anche con i padri maltrattanti, affinché acquisiscano consapevolezza rispetto ai propri comportamenti violenti e ai bisogni emotivi dei propri figli. Nella certezza che il lavoro incisivo di oggi possa aiutare i bambini a crescere sereni, diventando individui (padri e madri) più consapevoli domani.